PAOLO ZANABONI


 

 

Italiano

Nudo di uomo - ora disponibile nelle miliori librerie di Buenos Aires: Zival's, Clasica y moderna, Crack up, Fedro, Prometeo, La internacional, Caligari, Eiffel Livres, Library Lounge en el Faena Hotel.

QUALCHE POESIA:

un tempo anche io ho avuto 70 anni
verità e bellezza
tre punti tre linee tre punti
lettera al prossimo uomo
l'amore cambia
messaggio in bottiglia
nudo di uomo [ fine `900 ]

 

 

 


top

un tempo anche io ho avuto 70 anni

sto leggendo
non so se riuscirò a descrivere il mare

eppure è lì a pochi passi
verde increspato di bianco
ora lo vedi . . . calda luce salmastra
¿ l’ho descritto bene
mi avvicino

sono ancora vestito e agli occhi dei ragazzi sembro vecchio
¿ come si spiega

cappello di paglia
camicia bianca | lenti scure
pantaloni cachi larghi | bretelle
scarpe di cuoio strausate ma ancora valide
[ sono leggero consumo poco ]
nella borsa due mele e un libro che presto faranno parte di me

quanti anni sono passati da quella notte infuocata

ho portato tutto meno l’inchiostro
finirà
e mi dimenticherò quel che volevo scrivere

tolgo il cappello
finalmente rimango nudo sulla sabbia
rivivo ancora il suo culo tra i sassi
e cerco di fotografarlo

la camicia arrotolata fa da cuscino
la sua schiena sembrava non volesse mai finire
devo stare attento a non bagnare le scarpe
¿ perchè te ne parlo ?

fa caldo esattamente come allora ma profuma di meno

è proprio un bel posto la vita
credevo di morire senza lei
invece eccomi qui a respirare ancora iodio
a divertirmi ascoltando le risposte altrui
mai stanco di imparare
libero gradualmente potenza in continua evoluzione

e mi è venuta fame

top


verità e bellezza

crolla il mondo e crollano le fedi
il palazzo di fronte è crollato ieri
e il nostro non sa ancora se crollare
ma è così bello lasciarsi andare
tra le pareti bianche

verità e bellezza
è tutto ciò che devi conoscere su questa terra

non sostenere un’impalcatura malata
¡ liberati !
cròllati addosso per poi ricostruire
fà del cambiamento la tua coerenza

¡ esci !
la quarta dimensione non ha prezzo
¡ corri !
quanta vita c’è da sapere
¡ cuánta vida !
le nitrosamine del cautchou naturale
i marmi di læptis magna
la fluttuazione statistica
gli interferogrammi differenziali
il flusso di ricci

il mare porterà all’uomo nuove speranze
come il sogno porta ai sogni

¡ cammina !
e se non puoi camminare
¡ respira !
cerca bellezza e verità nel mondo
incontrerai sempre le anime a cui sei legato


post scriptum
in questo preciso istante
la fine della tua sofferenza

top


tre punti tre linee tre punti


[ un epitaffio per la poesia ]


ancora nulla di ciò che avrei voluto
malattia comune ma non per me
la fronte è una trincea
e lei chiama da un’isola lontana
tre punti tre linee tre punti

i sogni devono ancora tutti realizzarsi
tanto che li ho dimenticati
è andata così: non sono pentito
ma dodici piccoli cuori battono lievi
tre punti tre linee tre punti

viaggiando sempre di bolina stretta
sembravo evitare ostacoli inesistenti
mentre era solo coraggioso l’obiettivo
e folle il perseguirlo
tre punti tre linee tre punti

ho puntato tutto su un’unica giocata
ho letto troppo per i miei gusti
ho respirato troppo fumo passivo nel foyer dei teatri
ed ero andato là solo per respirare bellezza
tre punti tre linee tre punti

un ragazzo sudicio pedalando verso di me
urlava • in un’altra lingua • la poesia fa schifo
ho potuto solo dargli ragione
[ d’altronde ero in un bar ]
tre punti tre linee tre punti

con il colpo di coda dello scorpione
darei il nobel a qualche poeta senza più argomenti
[ un epitaffio per la poesia ]
io sarò ancora vivo
[ forse girerò otto all’infinito ]
o forse morirò con lei

e ora
che dovrei finalmente dire qualcosa
mi siedo
ascolto
e aspetto

top


lettera al prossimo uomo

stai crescendo
spero che tu sia sano
ma sappi che nessuno è veramente sano
al di fuori di te

al mondo non si deve fare nulla di speciale
ma consiglio di scappare se nella casella della posta
trovi solo fatture o pubblicità

dopo i venticinque anni tutti sono già anziani
tu prendila come una comodità
avranno sempre la loro esperienza
da anteporre alla tua

al mondo non si deve credere a nulla
solo consiglio di rendersi conto almeno di qualcosa
anche se farà lacrimare l’anima

tu non perdere mai la dignità
non è necessario pregare per la vittoria
per combattere con onore
e se combatti
non farlo per cercare di rendere uguali cose disuguali

sii originale [ non serve esserlo per davvero
basta sentirlo ]
e confida nella tecnologia
riempila di poesia e di musica
fin dove arriva l’immaginazione

osa il sesso ben al di là del procreare
vivi la passione ben al di là del sesso

ti auguro anche di sentirti solo
per scoprire che è meraviglioso vivere la solitudine

l’amore dentro di noi
è un fiume in piena
o un letto prosciugato

se ami
non dare mai a lei/lui l’importanza che merita

se ti ama
saprà prendersela

se non ami
utilizza questo periodo per conoscere
le cose belle di questa vita

sono più di quelle che credi
e sono differenti da quelle che vogliono farti credere

tutto il tempo che ti resta
impiegalo a capire te stesso
ad affrontare il dolore col sorriso
e a scrivere dell’amore non dato

tutto il tempo che mi resta
combatterò il rimpianto
di non averti accanto

top


l’amore cambia

mi sembra di perdere tempo
davanti a questo nulla in salita

incontrarti per caso su un sentiero in montagna
[ ma va bene una qualsiasi città ]
e a mezza costa cambiare direzione
non toglie nulla alla mia coerenza

aggiunge anzi cuore
volontà
e bellezza [ la tua ]
ai miei occhi così impoveriti dal cinismo

perché l’amore cambia

in queste parole cieche alla tua voce
è evidente che la retorica
non ha neanche il peso del riflesso dei tuoi capelli

seguire te mi fa dimenticare
a. il veliero :
il sogno del fragore dell’oceano
agli antipodi di questa città silenziosa
b. un’amica :
la libertà che mi ha accompagnato fino a qui
quella libertà che è valsa a trovarti
e che ringrazio
c. me stesso :
quello strano universo di emozioni
che tutti credono un maniaco sessuale

ti scelgo all’alba
[ illusione ottica ] dei desideri
per soddisfarli
i miei | i tuoi | i nostri

non ho chiuso occhio stanotte
esausto dal dormiveglia
io
grasso e pigro
forgio instancabile la nostra grande vita

perché l’amore cambia

top


messaggio in bottiglia

in questo mondo distratto
ho aperto gli occhi per vedere
la crudeltà dell’uomo
e sarà difficile pensare di non avere visto

ho aperto gli occhi per vedere
le atrocità dell’uomo
e sarà difficile chiuderli di nuovo

bianco e soffice come un fiore di cotone

ho aperto gli occhi per vedere
la stupidità dell’uomo
e sarà difficile credere di essermi sbagliato

come una casa bella
non testimonia un inquilino felice
così il mondobuono è abitato da gente triste

le cose devono cambiare
tutto sta cambiando
tutto è già cambiato

e non si sa da dove
e non si sa quando
ma un giorno ormeggerà nel porto
un titanic imponente
rilucente di gioielli
stipato di persone

e non saprai per dove
e non saprai per quanto
ti imbarcherai con fiducia

bianco e soffice come un fiore di cotone

perché la vita è questo
:
oceani di occasioni
milioni di avventure
universi di amori

cercarsi
darsi la mano

per non sentirci perduti


top


nudo di uomo [ fine ‘900 ]

sono sempre in ritardo
forse per questo non riesco a sentirmi a mio agio
… non ho neppure preparato un discorso
¿ posso toccarti mentre ti parlo

lo chiedo perchè a tanti non piace
[ io li compatisco
:
sembrano cani impauriti
piccoli suricati del serengeti
[ meerkat suricata suricatta ] sempre in allerta ]
ma seguimi
ho poco tempo e le parole cambiano in fretta

io amo l’umanità
perchè pochi uomini la rendono gradevole
lascia che ti tocchi
e lascia che gli altri siano piccoli ai miei occhi

sai che cos’è la vita ?
tanti luoghi e tante persone belle
e così poco tempo per amarle
:
questa è la vita

quanto vorrei resistere lucido fino alla frontiera
dovrò passare anche se sentirò dolore ?
per sdoganare un uomo • dicono •
basteranno pochi euros

sai cos’è il tempo ?
tanti pensieri
e così poca voce per descriverli
:
questo è il tempo

sai cos’è la fortuna ?
sentirsi la persona giusta
al momento giusto

oppure averla accanto

top


IL SOGNO DI 12

Dodici è il nome di una bambina bellissima.
La sua mamma l'ha amata tanto fin da prima di nascere perché desiderava un figlio più di ogni altra cosa al mondo. Il babbo, un ricco commerciante che girava il mondo, le aveva messo a disposizione tante ricchezze perché crescesse nella serenità degli agi, in buona salute e sempre allegra.
Bello, iniziare un racconto così, no? Ma tutto questo può essere vero oppure no.
Importa poco.
Quello che importa è che Dodici è una bimba vivace ma ogni tanto, come capita ai ragazzini della sua età, fa la difficile. A volte con richieste un po’ troppo esigenti, e più spesso rifiutando qualcosa: lavarsi i denti o ringraziare, fare i compiti... o mangiare cibi prelibati da lei considerati terribilmente indigesti.

La vita di Dodici comunque scorreva tranquilla, mentre ordinava una coca cola in un fast-food a S. Croce, nel centro di Firenze. La nenia di un violino che proveniva da una finestra socchiusa al terzo piano ipnotizzava la città, quando un vecchio orso (un orso bruno, con il naso nero e umido, e le unghie lunghe) si avvicina alla bimba domandandole:
- "Buongiorno, graziosa fanciulla. Hai proprio un bel nome. Lo sai perché ti chiami così?"
- "No di certo" - rispose senza timidezza - "io sono ancora una bimba"
- "E da quando i bambini capiscono meno degli adulti?" - ribatté l'orso.
Quella frase fece restare la bimba ad occhi sgranati, fissi sull'orso.
Capì in quel momento che con la sua risposta, forse per la prima volta nella vita, aveva la possibilità di esprimere la sua opinione e di essere trattata come un adulto. Di farsi sentire, insomma!
- "E da quando gli orsi parlano?" Rispose con un'espressione proprio furbetta.
Anche l'orso rimase impietrito, a quella domanda a cui non era per nulla preparato. 
- "Che ne so?! Io so a malapena perché sono qui: questa è una favola, forse, e tu ne sei la protagonista. Io sono stato messo qui praticamente solo per farti questa domanda. Appena mi avrai risposto penso che me ne tornerò in letargo, dato che ho ancora tanto sonno."
La bimba scrutò lo sguardo dell'orso, un po' scettica.
Si girò verso la statua del sommo poeta alla sinistra della chiesa, aspettò un pugno di secondi, poi tutto d'un fiato disse:
- "Ma che ne so cosa vuol dire il mio nome! Sarà piaciuto alla mamma o forse era il nome di una nonna, o di uno zio...nessuno me l'ha detto! “
E poi, dopo aver ripreso fiato….
- “Spiegamelo tu piuttosto, che sei grande e grosso e hai un'aria così importante."

In verità il vecchio orso era davvero lì per fare solo quella domanda e neanche lui ne conosceva la risposta. In più voleva tornare a dormire perché aveva un gran sonno e un gran mal di schiena. Ma la faccenda iniziò ad incuriosirlo e così prese a grattarsi la testa con le grosse zampe ungulate assumendo una vera espressione da orso: un po' concentrata e un po' beota.
Poi si sedette vicino alla bimba che stava bevendo da un bicchiere di carta, con in mezzo una cannuccia a strisce rosse. Mentre pensava, gli venne improvvisamente sete, così le chiese un sorso della sua bibita.
Dodici trovò la richiesta leggermente schifosa: l'idea di bere dalla stessa cannuccia di un orso - per quanto educato e gentile - non la faceva certo impazzire.
Ma vinse quella ritrosia e allungò il braccio col bicchiere verso la belva.
L'orso fece un sorso, un altro, e poi restituì il bicchiere alla ragazzina.
Vuoto, naturalmente.

Se fossi stato io al posto di Dodici me la sarei presa. E non poco! E' una di quelle situazioni che non si vorrebbero mai vivere: un vecchio orso che svuota in due sorsi tutto il bicchiere della tua coca cola.
Ma Dodici non ci fece quasi caso. Poche ragazzine hanno voracità nel bere o nel mangiare, e in più lei non era impulsiva e non se la prese.
Sorrise invece.

Era una di quelle giornate di fine primavera che fanno preoccupare i venditori di condizionatori d'aria: temperatura ideale, cielo terso, e una leggera brezza che mette di buonumore.
Dodici avrebbe volentieri fatto una passeggiata lungo il fiume, ma era così presa da quella situazione che non aprì bocca aspettando la risposta dell'orso, che però tardava a venire.


Aggiustandosi continuamente sulla piccola sedia, l'orso rimuginava frasi sconnesse a bassa voce. La richiesta della bimba lo aveva messo in serio imbarazzo e non avrebbe voluto dare l'impressione di non saper rispondere.

Iniziò il discorso tre o quattro volte senza concluderlo: prima attaccò con un - "Beh, forse al mondo..." …ma  si rese subito conto di quanto vago fosse un esordio come quello.
Riattaccò con un: - "Devi saper che tanti anni fa...."
Già....e perchè mai "devi?", pensò…. Una ragazzina, poi?!
Rimase ancora un po’ in silenzio, scrutandosi la pancia, e finalmente, dopo essersi aggiustato per l'ennesima volta la sedia sotto quell’enorme….mole, l'orso disse:
- "Dodici sono i segni dello zodiaco, dodici i mesi e le lune nell'anno, dodici le ore dell'orologio, dodici i sapori, dodici i tasti del pianoforte, dodici le stelle d’Europa, dodici gli apostoli di Gesù, e dodici i minuti in cui il sole ha ruotato a Fatima, dodici i babbuini difensori del regno di Tutankhamen e le tavole della legge, dodici i giorni del Natale e dodici le voci di Pasqua …mi sembra che il tuo nome, per quanto possa apparire buffo non sia solo un numero! Esso contiene il sapere, la conoscenza dell'uomo, è intriso di storia e geografia e contiene i misteri e i desideri degli uomini.”
- “Siii!!! Ma che  vuol dire??”- chiese Dodici (e avrebbe voluto aggiungere “profe”, perché quel discorso le ricordava una noiosa lezione di scuola).
L’orso sorrise e continuò:
- “Beh, innanzitutto questo: dietro ogni nome, anche se apparentemente piccolo e sconosciuto, possono rivelarsi grandi significati. E ogni nome, ogni parola, possono nascondere storie affascinanti e luoghi bellissimi.  E tu, che sei una bambina, possiedi una vita per scoprirli. E poi questo è il tuo nome. E ognuno di noi è al mondo per combinare qualcosa, suppongo. Anche tu! che nel nome porti già i segni del tuo cammino.
Qualcuno ha scelto per te un nome, non solo perché è un bel nome, ma perché voleva farti capire tante cose: che il fiume scorre, che il fuoco brucia, che il vento soffia e che la terra respira. E tutto questo è vita.
Tu sei solo una bambina e io solo un orso, ma abbiamo fortuna: possiamo viverla.
Non dimenticarlo mai."

Dopo queste parole l'orso si alzò barcollando (doveva avere proprio tanto sonno) allontanandosi goffamente.
Su uno dei tavolini, un ragazzino stava mangiando un hamburger. Urtandolo maldestramente l’orso fece volar via il suo sacchetto di patatine.
Il piccolo rimase esterrefatto guardando le patatine disegnare un ampio arco di fecola che spezzava i raggi del sole, e infine ricadere tutte intorno a Dodici che, con la fronte china sul bicchiere con la cannuccia, stava ancora dormendo.

top

LA REGINA DEL MARE


Quando ero bambino, il nonno mi raccontava le storie più strane che gli erano capitate. Questa ti sembrerà assurda, ma se lo avessi ascoltato, ci avresti sicuramente creduto anche tu.

Tanti anni fa una nave postale faceva la spola nel Mar dei Caraibi tra il Venezuela e Puerto Rico, trasportando il solito cargo di pacchi, lettere e documenti.
Una mattina un marinaio dalla prua della nave avvistò un bagliore inconsueto tra le onde. Si mise a gridare correndo verso la cabina del capitano il quale ordinò di fermare i motori per capire di cosa si trattasse.
Sembrava il dorso di una barca rovesciata o forse una boa ancorata al fondale, ma questo era ritenuto impossibile data la profondità dell'oceano in quel punto.
Fu ammarata una scialuppa con quattro marinai, tra i quali c'era mio nonno, che si avvicinarono remando sul mare appena increspato e sotto il cielo blu cobalto, senza una nuvola.
Quell'oggetto misterioso era un forziere!
Il legno ricurvo, era scuro e tenuto insieme da passanti di ferro arrugginito che parevano avere mille anni. Le onde lo bagnavano continuamente, facendolo risplendere al sole.
I quattro uomini cercarono di afferrarlo servendosi prima dei remi, poi di una cima con dei ganci. Ma senza riuscirvi.

Ora ne avevano la certezza, quel forziere era proprio tenuto fermo da qualcosa, così decisero di immergersi.
Fu proprio mio nonno, il più giovane e il più coraggioso del gruppo, a tuffarsi in quell'acqua verde e calda.
Si tolse la camicia, le scarpe e con un gesto semplice ed elegante sparì improvvisamente dalla vista degli altri.
Sotto la superficie del mare due sirene reggevano il forziere. Appena mio nonno comparì davanti a loro, si voltarono e gli sorrisero. Serena e Selene, questi erano i loro nomi, avevano capelli biondi che arrivavano alla vita, da dove partiva la coda di un bellissimo pesce.

Lui a quella vista rimase senza fiato, così Selene gli andò incontro baciandolo e facendolo respirare.
Dopo quell'impatto, inaspettato e davvero strano, il marinaio domandò loro chi fossero e perché si trovassero lì. 
 - Sai danzare? - Gli domandò Serena.
 - Beh, ho imparato qualche passo prima di imbarcarmi...
 - Bene! allora vieni con noi! - Disse Selene.
Le due sirene lo afferrarono per la mano e lo trascinarono giù, insieme al forziere.

E ora stai a sentire perché qui viene il bello!

Sul fondo marino, avvolto in una luce dorata, apparve sempre più distinta agli occhi di mio nonno la sagoma di un antico veliero. Lo scafo, tutto di legno, aveva solcato quei mari almeno trecento anni prima, e adesso era lì, perfettamente conservato con le vele alte e bianche. Intorno l'acqua era frizzante per tanti piccoli tritoni, cavallucci marini e mante che parevano fargli da guardiani.
Al centro della nave, nel grande salone illuminato a giorno da meduse fosforescenti e decorato con coralli, alghe e stelle di mare, era riunito tutto l'equipaggio: polpi vestiti a festa e granchi in alta uniforme con le loro mogli.

Serena e Selene, nel silenzio generale, annunciarono ad alta voce di aver conosciuto un prode marinaio che sapeva danzare e che portava in dote un forziere pieno di monete d'oro per sposare la Principessa del Mare.

Canti di gioia e applausi accolsero mio nonno, voluto dal destino in quel veliero sul fondo dell'oceano, e cominciò la festa di nozze della Principessa  e del suo futuro sposo.

La Principessa Poo-Sea aveva grandi occhi verdi, capelli fluttuanti ornati da un diadema e vestiva un lungo abito bianco scintillante di diamanti. Entrò nel salone accompagnata da due enormi gamberi in frac che le reggevano lo strascico.
Te l'ho già detto che é bellissima?
In mezzo a tutte quelle persone così ben vestite, il giovane, che indossava solo dei calzoni ancora fradici, era molto intimorito ma nessuno se ne accorse perché manteneva lo sguardo fiero.

Giunto di fronte alla Principessa fece un inchino come si deve e le disse:
 - Il mio nome è Paolo e navigo gli oceani ma sono solo un marinaio e non sono miei i soldi di questo forziere.
 - Il mio nome è Poo-Sea e sono onorata di diventare vostra sposa, Paolo il marinaio. Non preoccupatevi del denaro, perché la vostra sincerità e il vostro coraggio sono il tesoro più prezioso.
 - Principessa Poo-Sea voi siete incantevole e per me tutto questo...è una favola.
 - Questa favola durerà tutta la vita perché sposandomi, voi mi rendete la Regina del Mare ed io vi seguirò e vi proteggerò lungo tutti gli oceani che navigherete. 

La cerimonia di nozze fu celebrata dal capitano del vascello.
Il ballo durò dodici ore delle quali mio nonno ricorda ogni particolare, anche se non lo ha mai raccontato a nessuno.
Infine Serena e Selene lo riaccompagnarono su, proprio dove c'era il forziere.
Fu subito ripescato dagli uomini della nave postale, preoccupati ed increduli per quell'assenza così lunga. Ma il marinaio era felice.
Ancora oggi, dopo aver solcato tutti i mari senza un incidente, mio nonno ha un sorriso sereno disegnato sul volto.
E - puoi giurarci - tutto questo è accaduto davvero.

top

IL LIBRO DI INGEGNERIA


Da quando Jacopo è partito, in questa casa non si respira più!
La polvere ha invaso tutto: tavoli, armadi, sedie, tende.
C'è uno strato di polvere perfino sul telefono che non squilla quasi mai e comunque, quando squilla, squilla solo due volte perché è attivo il trasferimento di chiamata.
Eppoi non c'è proprio nessuno, intorno.
Beh, nessuno eccetto gli inquilini del piano superiore, che però qui non sono mai entrati e che quindi non conosco.

Jacopo un anno fa si è sposato e ora vive in un'altra città. Torna qui raramente solo per ritirare la posta e quando entra nella stanza dà un'occhiata veloce, come per assicurarsi che tutto sia in ordine, poi - senza dire una parola - se ne va via di nuovo.

Io sono il libro di ingegneria sullo scaffale di destra. 
Sono, per essere più precisi, un manuale di calcoli statistici per i ponti sospesi e la loro tenuta. Sono stato, senza falsa modestia, il libro di riferimento per Jacopo quando ha dovuto sostenere l'esame di ingegneria civile poco prima della laurea. 
Ora però mi sento abbandonato. Nessuno mi apre da almeno due anni. Neppure per un'occhiata e per me questo è molto frustrante perché, non faccio per dire, ma io ero abituato ad essere consultato anche due - tre volte al giorno. Ero fiero di me, allora.

Tanti anni fa, quando ero ancora nuovo e vivevo sul banco di una bellissima libreria del centro della città, mi ha comprato un famoso ingegnere che consultando me ha progettato e costruito alcune strade nel Cadore e perfino qualche ponte vicino all’Austria.
Dopo alcuni anni mi ha comprato il padre di Jacopo, quando gli mancavano pochi esami alla laurea in architettura.

Sono un libro usato, ma chi pensa che per questo non potrei fare ancora la mia bella figura, si sbaglia di grosso!
Infatti Jacopo mi ha - per così dire -  ereditato e rimesso in sesto per i suoi studi. Innanzitutto ha rifatto la rilegatura, poi ha cambiato la copertina un po' malconcia con una nuova: rigida e di un colore rosso porpora che - devo ammettere - sfoggio con un certo piacere.
Insomma, nessuno mi dà l'età che ho: sembro molto più giovane.

E in più, abbiamo viaggiato insieme, io e lui.
Jacopo mi portava dappertutto, nella borsa, in uno zaino e a volte perfino in valigia.
Mi sono divertito molto, con lui.
Ho viaggiato in treno, in auto, in moto. Ho visto molte città, due università diverse, e un'estate perfino la montagna.

Com'è bella la montagna!
Mi ricordo, era Agosto. Qui in paese non si respirava e l'umidità mi entrava in tutte le pagine tanto che Jacopo e Manuel, il suo compagno di stanza, decisero di passare alcuni giorni in un clima più fresco.
Mi infilarono nello zainetto assieme a una cartina geografica 1:50.000,  qualche ricambio, un maglione, gli scarponi e partimmo in treno.
Da Calalzo, dove finisce la ferrovia, con una corriera raggiungemmo Auronzo di Cadore, dove vivevano gli zii di Manuel.

Durante quel tragitto provavo una strana sensazione.
Non ero mai stato in montagna prima di allora e forse dovevo abituarmi a quell'aria così ossigenata. Avevo la copertina che mi girava e provavo un vago senso di vertigine. Ma non brutta.
Mi ci abituai presto e nei giorni seguenti andammo a camminare sui sentieri.

Da quelle parti le  "Crode" hanno nomi proprio semplici - almeno per me.
Si chiamano Cima Nove, Cima Dieci, Cima Undici, Tre Cime, e la più alta e la più bella di tutte: la Cima Dodici.
Un giorno, magari quando mi metteranno in una biblioteca, mi piacerebbe essere chiamato Tre, Nove, Dodici oppure 3912, non importa...ma almeno anch'io un giorno avrò un nome!
Comunque, quando arrivammo ai piedi della Dodici, ci fermammo in un rifugio dove si mangiava polenta con i funghi e Jacopo mi tirò fuori dallo zaino per leggermi.

Sì, quel giorno però ero proprio  incantato dal meraviglioso panorama: le montagne circondavano dal vallone di Lavaredo, su fino al Monte Paterno, e da lì potevo ammirare le Tre Cime, i Cadini e il Cristallo, la Croda Rossa, la Croda Baranci fino ai Tre Scarperi, e perfino dall'altra parte giù verso la valle dell'Ansiei, con la Croda di Ligonto e l'attacco della via ferrata sotto Cima Bagni.
Poi dopo due splendide settimane di passeggiate nei boschi, dormite nei prati e torte di mirtilli (questo particolare me lo ricordo bene perché conservo ancora una bella macchia blu a pagina 96), un giorno risalimmo sulla corriera per ritornare a Calalzo.

Durante il tragitto ebbi un sussulto e la stessa sensazione di vertigine provata all'andata, ma sicuramente non per via dell'aria perché ormai c'ero completamente abituato.
Solo dopo ho capito: quella strada... quei ponti sul Piave... li avevo progettati io!
Si, insomma al tempo del famoso ingegnere. Sono stato io il prezioso collaboratore che stabiliva le misure, i pesi e le lunghezze da impiegare.
In quel momento per la prima volta in vita mia mi sono sentito proprio bravo e da allora mi sono impegnato molto di più per risultare chiaro e conciso con Jacopo e penso anche di esserci riuscito perché  leggendomi sembrava più soddisfatto.
Insomma, io contavo molto nella vita di Jacopo.

Ora invece più nulla. Solo polvere e solitudine.
E i passi degli inquilini del piano di sopra.
Così, in questa stanza immobile, abbandonata, ho cominciato ad osservare tutto quello che mi circonda impolverato come me: la scrivania piena di polvere, il letto pieno di polvere, la poltrona e il tavolino dei giornali e i giornali pieni di polvere.
Perfino sull'attacapanni vuoto, sulla superficie rotonda dove si appende la giacca, si è formato uno strato opaco continuo di polvere chiara.
In fondo la polvere mi piace perché quando si posa non guarda in faccia a nessuno e ricopre il nuovo e il vecchio, il bello e il brutto, con la stessa grazia, con la stessa sottile armonia.

Potresti pensare che questa stanza è completamente ricoperta dalla polvere.
E invece no!
Sul davanzale della finestra c'è sempre quella sfera di cristallo che mi incuriosisce ed affascina.
E' una sfera piena d'acqua, grande da stare comoda nel palmo di una mano, e all'interno si vede il mare, una gondola, un gondoliere, e seduta nella gondola, una biondina che da un po' di tempo sembra avere lo sguardo triste. La gondola, il gondoliere e la ragazza stanno passando sotto un ponte, che se non mi sbaglio è quello di Rialto, a Venezia.
La sfera di cristallo è l'unica cosa nella stanza sulla quale non c'è polvere.

Ma si spiega facilmente: nelle mattine di vento uno spiffero sotto la finestra le soffia proprio sopra, quel tanto che basta a tenerla sempre pulita. E quando il sole la raggiunge, la sfera risplende e l'acqua fa esplodere milioni di raggi di luce che lentamente si muovono nella stanza illuminando volta per volta tutti gli altri oggetti pieni di polvere… e se un raggio ti colpisce direttamente, è impossibile mantenere gli occhi aperti.
Lo spettacolo è affascinante e ogni volta che accade è sempre inaspettato e l'effetto è quasi magico, senza che nessuno faccia nulla per farlo accadere, senza che nessuno si muova o cambi qualcosa all'interno di questa stanza abbandonata.

Rialto è un ponte famoso, forse il più famoso della città, o forse no. Sicuramente è il più elegante e il più grande. Pchi però sanno quanto sia stato difficile costruirlo: quanti uomini, quanti anni di lavoro, per farlo così solido e maestoso.
Io so tutto del ponte di Rialto dal punto di vista della costruzione. Come dire...è la mia materia.
Conosco chi l'ha progettato e quante pietre contiene, ne conosco le misure, la sua portata massima, il suo peso specifico, il suo grado di elasticità e resistenza ai pesi.
Potrei parlare per ore ed ore del ponte di Rialto e saprei dire cose interessanti e sicuramente non annoierei nessuno... No, non è vero.
Annoierei tutti, invece, specialmente le ragazze.

Un po' di tempo fa pensavo di svegliarmi una mattina di buon'ora e andarmene via di qui.
Beh, non per fuggire, questo non lo farei mai: prima di tutto perché non saprei dove andare, poi perché io qui sto benissimo e nonostante la polvere questa è una bellissima libreria ordinata e con volumi molto interessanti e simpatici.
Tutti i miei amici facevano il tifo per me - specialmente La fisica dei fluidi e Ingegneria nucleare, che è un tipo davvero tosto - e mi spingevano ad andare all'avventura.
Con un po' di sforzo sarei sceso dallo scaffale per poi salire sulla sedia vicino alla finestra e quindi da lì, aiutandomi con la tenda,  avrei raggiunto  il davanzale.
Davanti alla sfera di cristallo avrei gridato al gondoliere di avvicinarsi e una volta sulla gondola accanto alla biondina con lo sguardo triste mi sarei presentato a lei come fa un gentiluomo, dicendole chi sono e dove vivo, e le avrei raccontato tutto ciò che so su Rialto...
Per fortuna non l'ho mai fatto, perché l'avrei annoiata a morte. 
Alle ragazze certi discorsi proprio non interessano.
Questo lo so per certo perché me lo ha detto il libro di matematica, tre volumi alla mia sinistra. Ma anche senza scomodare noi libri, ricordo bene che Jacopo non ha mai parlato delle tecniche di costruzione di un ponte, quando portava in casa un'amica.
No, no, proprio non devo toccare certi argomenti!
Piuttosto dovrei trovare qualcosa che possa...ma sicuro!
Potrei parlarle della montagna...l'immensità di quel paesaggio che avevo visto quella famosa estate (non tutti i libri hanno questa fortuna).
Le racconterei delle passeggiate nei boschi e del profumo dei fiori. Descriverei i picchi e le forcelle, e come brucia il sole a quelle altitudini. Potrei mostrarle la macchia blu di pagina 96. Le parlerei  dei tramonti che tingono di rosa le rocce e degli uccelli che vi girano sopra.

Sono certo che la bellezza di quelle vette inonderebbe i suoi occhi scacciando via la tristezza e la sua anima potrebbe perfino respirare la stessa aria ossigenata che io respiravo lassù.
In montagna non c'è polvere.
La renderei felice.
Solo dopo molto tempo le farei sapere - senza vantarmi - che ho costruito delle strade più larghe e più sicure per arrivarci e un giorno, se lei lo vorrà, la porterò con me in montagna.
Ma sicuramente non potremo arrivarci in gondola!
E questa proprio non immagino come possa prenderla.
In fondo è strano rendersi conto che tutta la scienza e il mio lavoro non servono a conoscere le persone.

Ma che importa?! magari un giorno di questi scendo e vado a trovarla.

top